lunedì 24 febbraio 2014

Il Defibrillatore Più Piccolo Al Mondo

 Meno di un centimetro è la misura del defibrillatore più piccolo al mondo.

 Meno di un centimetro è la misura del defibrillatore più piccolo al mondo.




È una ragazzina colpita da tachicardia ventricolare la paziente a cui è stato  impiantato  il defibrillatore più piccolo e più sottile al mondo. «La paziente ha 14 anni e viene da una famiglia  che ha già perso per morte improvvisa le due sorelline. I controlli eseguiti per capire il motivo dell’affanno che la colpiva al minimo sforzo, hanno fatto emergere che la paziente soffriva di una pericolosa tachicardia ventricolare.  Da qui la scelta di impiantare il minidefibrillatore».
Quando il bimbo di due anni emezzo è arrivato a Bergamo, presentava un quadro aritmologico rarissimo. L'aritmologa Paola Ferrari, che segue l’ambulatorio di Aritmologia Pediatrica, ha spiegato che il ritmo cardiaco del piccolo paziente   alternasse rallentamenti e accelerazioni entrambe pericolose.
Grazie a un catetere inserito per via venosa la tachicardia è stata mappata e risolta con una procedura di ablazione».
Nel corso della stessa procedura è stato inserito sottopelle il mini loop recorder, un monitor cardiaco, molto più piccolo di una comune pila ministilo, iniettabile con una siringa.  I dati  raccolti vengono scaricati da un monitor esterno lasciato vicino al lettino del paziente e trasmessi una volta al giorno direttamente all'ospedale, utilizzando la tecnologia cellulare.

L’Unità di Elettrofisiologia ed elettrostimolazione cardiaca del Papa Giovanni XXIII è specializzata nella diagnosi e nel trattamento delle aritmie cardiache negli adulti e nei bambini ed è Centro coordinatore del Registro europeo di ablazione pediatrica, nato nel 2012 per individuare uno standard di cure in una popolazione finora non adeguatamente rappresentata nelle linee guida internazionali. Ad oggi il Registro ha arruolato 107 pazienti e vi aderiscono altri cinque ospedali europei.
L’ablazione è una procedura mini-invasiva che, impiegando un catetere molto sottile che raggiunge il cuore per via femorale, «brucia» il tessuto miocardico responsabile dell’aritmia cardiaca. Due le varianti: con radiofrequenza e quindi con il calore o con il freddo; in quest’ultimo caso si parla di crioablazione. Utilizzata per la prima volta negli adulti nei primi anni ’80, ha rivoluzionato la gestione dell’aritmia cardiaca ed è stata estesa ai bambini nel decennio seguente. Rimane tuttavia, per la popolazione pediatrica, una procedura alla portata di pochi centri specializzati, tra cui l’Ospedale di Bergamo, che vanta una delle più ampie casistiche in Italia.
L’aritmologo che accoglie la famiglia all'ambulatorio diventa il punto di riferimento lungo tutto il percorso di diagnosi e terapia. “Offriamo alle famiglie, in un momento difficile, mentre sono lontane da casa, la possibilità di avere un unico interlocutore, così anche il paziente molto piccolo può imparare a riconoscerlo come una figura familiare”, continua De Filippo. Come molte altre Unità pediatriche dell’ospedale di Bergamo, anche l’Elettrofisiologia partecipa al progetto Giocamico, curato dalla Psicologia clinica e finanziato da due associazioni, Amici della Pediatria e L’Orizzonte di Lorenzo. «Ai bambini dai 4 anni in su vengono presentate, sotto forma di gioco e ricorrendo a immagini e pupazzi, la Tac, la risonanza, l’intervento chirurgico», illustra Simonetta Spada, responsabile della Psicologia clinica. «Se la sala operatoria diventa un’astronave che parte per un viaggio già sperimentato, di cui è stato possibile parlare, ansia e paura si possono riconoscere ad affrontare».

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